Quando scegliere sé stesse fa sentire in colpa
Quando una donna arriva a questo riconoscimento, accade qualcosa di bello. Inizia a distinguere il senso di colpa che segnala qualcosa di importante da quello che compare semplicemente perché sta cambiando, perché sta occupando spazio, perché sta scegliendo sé stessa. E quella distinzione, apparentemente piccola, cambia tutto.
C'è una frase che ascolto spesso nel mio lavoro.
Arriva dopo un silenzio. Dopo un sospiro. A volte dopo qualche lacrima.
Ed è quasi sempre la stessa:
«Mi sento in colpa.»
In colpa per aver detto no. In colpa per aver scelto qualcosa per sé. In colpa perché desiderano più tempo, più spazio, più vita.
Ogni volta che ascolto queste parole, mi colpisce la stessa cosa: non stanno parlando donne egoiste o indifferenti agli altri. Stanno parlando donne che per anni si sono prese cura di tutti, che hanno sostenuto famiglie, relazioni, figli, genitori, che hanno imparato a mettere i bisogni altrui davanti ai propri fino a considerarlo normale, naturale, dovuto.
Eppure, nel momento in cui iniziano a dedicare qualcosa a sé stesse, compare quella voce.
Il senso di colpa non è un nemico
Spesso pensiamo al senso di colpa come a qualcosa da eliminare.
In realtà ha una funzione importante: è un sistema di allarme che ci aiuta a mantenere relazioni sane, a riconoscere quando rischiamo di ferire qualcuno a cui teniamo.
Il problema nasce quando quell'allarme si attiva nel momento sbagliato, quando non sta segnalando un danno reale ma un desiderio legittimo.
Vuoi partecipare a un corso che ti interessa? Senso di colpa. Vuoi un pomeriggio solo per te? Senso di colpa. Vuoi iniziare qualcosa che senti tuo? Senso di colpa.
In quei momenti quella voce non ti sta proteggendo. Ti sta trattenendo.
Da dove arriva quella voce?
La maggior parte delle volte non nasce da una scelta consapevole.
È il risultato di messaggi ascoltati e assorbiti nel tempo, messaggi che parlano di sacrificio, disponibilità, dovere. Messaggi che molte donne hanno respirato fin da bambine, dentro casa, nelle relazioni, nel modo in cui hanno visto le donne prima di loro vivere.
«Una buona madre mette sempre gli altri al primo posto.» «Pensare a sé stesse è egoismo.» «Prima il dovere, poi il piacere.»
Ripetuti nel tempo, questi messaggi diventano convinzioni profonde. Scendono sotto la soglia del pensiero e si installano nel corpo, nelle emozioni, nelle reazioni automatiche.
Per questo non basta capire razionalmente che qualcosa non è vero per smettere di sentirlo. La mente può sapere una cosa; il corpo può raccontarne un'altra.
Quando inizi a riconoscerla
La trasformazione non inizia combattendo il senso di colpa. Inizia quando impari a riconoscerlo, quando capisci che quella voce non è la tua verità. È un'informazione appresa, una traccia lasciata da esperienze, modelli, aspettative che appartenevano a un altro tempo.
Quando una donna arriva a questo riconoscimento, accade qualcosa di bello.
Inizia a distinguere il senso di colpa che segnala qualcosa di importante da quello che compare semplicemente perché sta cambiando, perché sta occupando spazio, perché sta scegliendo sé stessa, perché sta diventando più autentica.
E quella distinzione, apparentemente piccola, cambia tutto.
Ho la gioia di vedere questo accadere spesso nel mio lavoro. E ogni volta mi commuove allo stesso modo: vedere una donna riconoscersi per quanto è straordinaria.
Quello che ho imparato osservando le famiglie
Dopo tanti anni accanto a persone, coppie e famiglie, c'è una cosa che continuo a osservare con chiarezza.
Quando una donna cresce, cresce anche chi le sta vicino.
Non perché diventi perfetta, ma perché diventa più presente, più consapevole, più allineata a ciò che sente davvero. E quella qualità di presenza si irradia nelle relazioni, nei figli che la osservano, nel modo in cui l'intera famiglia si ricalibra intorno a lei.
Non ho mai visto una famiglia impoverirsi perché una donna ha imparato a rispettarsi. Ho visto relazioni diventare più autentiche. Ho visto figli imparare il valore dei propri bisogni guardando la madre riconoscere i suoi. Ho visto donne ritrovare energia, vitalità e voglia di esserci.
Il senso di colpa suggerisce che scegliere sé stesse significhi sottrarre qualcosa a chi si ama. La mia esperienza mi racconta ogni giorno l'esatto contrario.
Una domanda da portare con te
La prossima volta che sentirai quella voce che dice «non è il momento», «pensa agli altri», «puoi aspettare ancora», non combatterla.
Ascoltala.
E poi chiedile, con gentilezza:
«Stai proteggendo me? Oppure stai proteggendo una vecchia versione di me?»
A volte la trasformazione non inizia da una risposta. Inizia da una domanda posta nel modo giusto.
E da lì, quando una donna è pronta, inizia un lavoro più profondo: portare alla luce ciò che ha agito nell'ombra per anni, riconoscere ciò che non appartiene più a chi si è diventate, e scegliere, con più libertà e consapevolezza, chi si desidera essere oggi.
È il lavoro che accompagno attraverso il Quantum Touch Realising® e che, ogni volta, mi conferma quanto ogni donna porti in sé risorse straordinarie, spesso solo in attesa di essere riconosciute.
Vincenza Fatibene